Mutina

comment : Off

“L’arte è sempre stata, nella filosofia di Mutina, uno sguardo necessario sul mondo”. Per questo, forse, Massimo Orsini, che dieci anni fa ha rilevato con tre soci quella piccola aziendina modenese trasformandola in uno degli editori di design più interessanti della scena contemporanea, ha deciso di affidare il video per la celebrazione di questo compleanno a un artista, il videomaker spagnolo Albert Moya. “Volevo fare un punto sull’azienda. Un’azienda che ha deciso ora di aprirsi all’arte in vari modi, sia attraverso la produzione di alcune collezioni, sia con la collaborazione – non a caso questo nuovo percorso si chiamerà “Collaboration” (ndr) – con progetti artistici che hanno a che fare col materiale ceramico, ma anche in forma di sponsorship, non necessariamente quindi con intenti prettamente commerciali. Non volevo però un video istituzionale autocelebrativo, perciò è venuta un po’ da sé l’idea di commissionarlo ad Albert, che a sua volta ha uno sguardo diverso, da artista”. Il titolo, “Everything begins with an interruption”, anticipa proprio questa sorpresa nel percorso futuro di Mutina: dopo un decennio all’insegna della realizzazione di piastrelle d’autore, con ottimi risultati in controtendenza rispetto sia alla recessione del distretto ceramico, sia alla stagnazione del settore design, ora “…why not artists?”. Ma l’interruzione non fa solo o soprattutto riferimento al futuro di Mutina nell’arte – sappiamo infatti che fino al 2018 sono già pianificate nuove collaborazioni con i progettisti amici degli esordi e del presente prossimo. È la storia di questa azienda, se mai, che è segnata da un cambio di rotta: “Mi ricordo che mio padre, che veniva da un’azienda grande, batteva i pugni sulla piccola scrivania che avevamo all’inizio, e non si capacitava che ci fossimo buttati in quest’avventura, in questa gabbia per conigli, come la chiamava lui! Abbiamo cominciato con un’interruzione rispetto a quello che ci aveva preceduto. Abbiamo fatto la fatica di essere i primi, ma ora abbiamo i vantaggi di essere gli unici”. E in qualche modo, infatti, la discontinuità si misura anche nell’asse geografico, rispetto a un territorio che fa da produttore per Mutina, ora avvantaggiandosi di un indotto importante, ma che in passato guardava con scetticismo la lavorazione ceramica, tradizionalmente considerata una materia povera. Ora invece, chiunque abbia a che fare con Mutina, cade in questa fascinazione carismatica e ne diventa parte, “come in una famiglia”, dice Moya, “è qualcosa che ha a che fare con l’amore e il rispetto, tra di loro, con le persone con cui lavorano, per l’arte e i progetti che fanno e che gli vengono così naturali, per i designer che coinvolgono a vario titolo e che alla fine davvero diventano una famiglia”. Una storia di amicizie che ricorda molto l’agiografia delle aziende con avventure decennali o centenarie nel design italiano, ma con un’importante differenza, che ha qualcosa a che fare proprio con l’età di Mutina e dei suoi fondatori, e cioè che questa impresa torna a parlare a progettisti suoi coetanei, con cui condivide sogni, aspirazioni, gusti e desideri, pur riunendo persone da tutto il mondo.